PERCHE’ BANKSY E’ LA STAR?

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STREET ART
Giovani street artists alle prese con la costruzione di murales

PERCHE’ BANKSY E’ LA STAR? Perchè è ancora un mistero.

Appare e scompare; ha il dono dell’ubiquità, perchè i suoi murales appaiono dove ce ne è bisogno.

Insomma, a distanza di anni, è ancora Banksy la star perchè è invisibile a tutti, mentre le sue opere sono visibili a chiunque.

E’ un genio della comunicazione.

Dalla street art alla performance opera in maniera assolutamente imprevedibile, ma sempre riconoscibile. Perché ha un suo paradigma inconfondibile, fatto di denuncia sociale e di messaggi che fanno riflettere. Dalla street art, che è il suo classico, arriva alla performance a sorpresa, come quella recente a Venezia.

E’ un video del 22 maggio 2019 postato sul profilo Instagram di Banksy: un uomo allestisce una bancarella di nove quadri dal titolo Venice in Oil che, messe insieme, raffigurano una nave da crociera incombente e minacciosa su Venezia. L’uomo smonta la bancarella, costretto dalle forze dell’ordine, e del tutto rimane visibile una vera nave da crociera, un mostro su Venezia.

E’ un’opera considerata profetica, perchè il 2 giugno 2019 una di queste navi giganti da crociera si è scontrata prima con un battello e poi sulla banchina di San Basilio.

La Biennale di Venezia non lo aveva invitato, Banksy, e lui se ne lamenta diventando profeta di sventura e di denuncia sociale. Senza dimenticare, che il grande fotografo Gianni Berengo Gardin aveva più volte denunciato il passaggio delle grandi navi attraverso la sua Venezia.

Ma Banksy resta un mistero ed è ovunque deve stare.

Ma siamo sicuri che sia uno solo artista?

Looking for Bansky
Looking for Bansky

Certo che no. Le origini partono da Bristol, dove apparve il primo murales nel 1999 (The mild mild west) con la firma Banksy! E Bristol è stata una città sempre omaggiata con suoi murales.

I tentativi di attribuire un’identità a Banksy arrivano quasi sempre su Robin Gunningham, Robert del Naja o Thierry Guetta. Seguendo criteri differenti: dai riferimenti geografici, alle ispirazioni musicali (I Massive Attack), fino al protagonista del documentario su di lui Exit through The Gift Shop.

Quel che è certo è che Banksy sia una star e riesca a sembrare un Supereroe della comunicazione: dai tempi formidabili nell’esecuzione delle opere, necessari per terminare in tempo i graffiti, alla fantasia da contrappasso dantesco per ideare le performance. Performance sorprendenti come le sterline da 10 pound con l’immagine di Lady Diana, o la sostituzione dei cd di Paris Hilton con i titoli alternativi che si domandano chi sia lei, cosa abbia mai fatto e cosa mai possa fare.

Banksy è una sfida continua.

Il mercato dell’arte ha provato a farne mercato di altissime quotazioni staccando i murales, come con l’opera Keeping it spoiles, quotata nel 2008 1,9 milioni di dollari. L’opera Girl with ballon si è però autodistrutta in un quadro trita documenti dopo essere stata battuta all’asta da Sotheby’s nel 2018, lasciando il mondo a bocca aperta.

Banksy vecchia canaglia o inarrivabile comunicatore? Forse entrambi.

C’è la sensazione che, giustamente, sappia cavalcare il suo enorme successo. Le sue opere sono belle. Sono create con lo stencil da guerrilla art, perchè deve arrivare a finire l’opera prima che lo becchino. Ma sono davvero belle. Coniugano il graffio del graffito con una dolcezza incredibile: bambini, palloncini, fiori. Il segno, le sfumature e i colori fanno diventare,  grazie a lui, i muri di strada come delle tele incredibili.

I contenuti, poi!

Sono immagini che valgono saggi di storia contemporanea, perchè parlano e raccontano con un’immediatezza da passante di strada, che è la stessa immediatezza con cui riesce a creare i murales.

street artist
street artist

Banksy è un genio. E’ tutta un’emozione: il mistero, l’apparire, la sorpresa, il messaggio e la dote profetica. Deve essere un lavoro fisicamente massacrante: in affanno e in velocità.

Ma iniziano anche i primi dubbi su Banksy:

un bellissimo articolo di Francesco Bonami su La Repubblica nel supplemento Robinson (sabato 8 giugno 2019) controbilancia gli entusiasmi chiedendosi se Banksy non sia, in definitiva, un “poveraccio invelenito contro il mondo dell’arte“. Che sta venendo un po’ a noia e la sua vena polemica sta diventando persino fiacca.

Non ha inventato nulla di nuovo, se si pensa alle Guerrilla Girls (le sette donne mascherate da scimmia nel 1985 a New York); Banksy adesso sarebbe “un semiartista diventato tarocco di se stesso“. Sono parole dure:

Bansky Wall and Piece ed Ippocampo
Banksy Wall and Piece ed Ippocampo

Bonami rincara poi la dose affermando, secco, che il segno grafico di Bansky è “vecchio e strausato” anche se efficace, e che, alla fine, deve solo un grande  tributo al mondo della grafica.

Street art for Bansky
Street art for Banksy

L’unico talento sarebbe quello di non farsi vedere, e questo insistere ad oltranza sul mistero dell’identità ci starebbe un po’ annoiando, perchè, in fondo, il bello dei nostri Supereroi alla Zorro o Batman è che ne conosciamo anche l’identità.

Ci voleva anche questo articolo di Francesco Bonami per riflettere meglio se Banksy sia ancora la vera star o se, invece, facendo finta di non esistere, esista sempre di più, nascondendo, magari, un artista banale e ripetitivo.

Quindi è solo è solo un effetto sorpresa?

C’è il dubbio che stia affiorando molto marketing nel suo lavoro, ma in realtà il successo di Banksy mi pare fatto di tante componenti: non c’è solo la tecnica, c’è anche il linguaggio e la contemporaneità; c’è il suo racconto che fissa un periodo storico, ed è  quel passo in più, diverso dagli altri.

Banksy, infatti, è diverso dagli altri graffitari, che sono anche molto bravi e che pure utilizzano lo stencil, ma in lui leggi il graffio del leone, qualcosa in più.

street artista
street artista

Certo, il fatto che le sue opere di street art vengano battute all’asta fa perdere purezza al suo messaggio.

Banksy dovrebbe avere la forza titanica di resistere e di rivelarsi prima o poi, e, magari, di lasciare le sue opere lì dove stanno. Ma questa sarebbe l’autodistruzione del business, proprio come ha ideato l’autodistruzione dell’opera da Sotheby’s.

Peraltro, il mercato di Banksy al momento è anche molto oscillante perchè, ovviamente, i lotti delle grandi case d’asta sono battuti a caro prezzo, mentre alcune opere si trovano anche on line, e in più, come nel suo stile, Banksy fa vendite a sorpresa.

Ha pure creato la Pest Control, una società che segue l’autenticità delle sue opere attraverso la banca data dei proprietari e i codici delle sue opere. Si possono chiedere certificazioni o verifiche prima dell’acquisto: segno che Banksy sta in pieno business.

Perciò anche lui si sta lentamente immergendo in quel sistema che ha tanto denunciato e contrastato.

I dubbi di Bonami, anzi le critiche, cominciano ad avere il valore più forte di una voce fuori campo.

Sì, certo, Banksy è ancora una star, ma la coerenza sarà la sua grande sfida. Reggerà?

Adesso è il marketing che lo provoca, anzichè lui a provocarlo.

Anche i Supereroi hanno un aspetto umano e fragile, comune e banale. Chissà se Banksy vorrà calare giù la maschera. A un certo punto, la sua provocazione potrebbe saziare (per alcuni già ha iniziato a farlo) e rivelarsi sarebbe un colpo di teatro che lo premierebbe, ma rischierebbe anche di esaurire il suo fenomeno.

Banksy, tu hai detto: I muri sono un’arma molto potente, una delle cose peggiori con cui si possa colpire un essere umano e tu sei un essere umano, o no?

 

Questa sono io (Mycultureinblog) che poso davanti a un murale smolto graffitato e un po' vandalico, ma va bene così.
Questa sono io (Mycultureinblog) che poso davanti a un murale molto graffitato e un po’ vandalico, ma va bene così.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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