UNA BISBETICA COMPLETAMENTE DOMATA AL GLOBE THEATRE

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Una Bisbetica completamente domata al Globe Theatre di Roma 2019
La Bisbetica Domata ph Borrelli

Shakespeare lo avrebbe pensato: una Bisbetica completamente domata! Se avesse visto questa pièce così innovativa, al Globe Theatre di Roma, nell’edizione 2019.

Innovativa, perché una coraggiosa regista (Loredana Scaramella) ha trasposto la commedia in chiave moderna, adattandola all’epoca fascista e facendo fare un bel salto al Bardo, dal Cinquecento al Novecento!

Le scene e i costumi (di Susanna Proietti) e tutto lo snodo della commedia, dimostrano la possibilità di rileggere i classici in chiave contemporanea.

Ma perché questa trasposizione della Bisbetica domata al periodo fascista?

Perché il tema della docilità della donna e della sua sottomissione, per farla diventare una creatura gradita secondo i canoni in cui la società la vuole, è perfetto per entrambe le epoche.
A dimostrazione, ancora una volta, della modernità di Shakespeare che è un classico, perché il suo messaggio è sempre contemporaneo.

Perciò mi sono ricreduta dopo un primo momento di perplessità, quando mi aspettavo di vedere costumi cinquecenteschi, e ho visto, invece, divise da gerarca fascista, e completi anni Venti-Trenta.

Pensavo fosse una forzatura, e invece ha funzionato.

Ha funzionato perchè il contenuto della commedia si è rivelato perfettamente in linea con un’epoca in cui la donna doveva esser domata.

Domata come una belva feroce?

Caterina, la Bisbetica, all’inizio lo è. E’ cinica, sarcastica e forse violenta, tanto da sembrare una caricatura dell’isteria femminile; una donna straripante, grottesca fino al ridicolo, esagerata.

Ma così l’ha voluta Shakespeare: una donna al punto massimo della ribellione!
Che poi nelle donne, quest’eccesso, fa da contraltare a qualcosa che manca, e che magari fa paura, come fannno paura quei desideri più forti e più profondi.

L’amore, probabilmente!

Quell’amore che Petruccio (qui un gerarca fascista) all’inizio sfiderà, per concludere un affare redditizio che, a parte l’orgoglio di domare la donna e rilevarne la cospicua dote, non ha molto a che fare con l’amore.

E poi quanti pretendenti sulla scena!

Anche per la sorella della Bisbetica, Bianca: una parte da gattina, piagnucolosa, ricca di moine e piccole caricature, ben interpretate da Sara Putignano.
E quanti scambi di parte, di travestimenti, balzi e monologhi sopra i tavoli come piccoli palcoscenici. Non erano solo attori, ma ballerini e cantanti, atleti e quasi acrobati.

Tutti coinvolti in numerosi intermezzi musicali, cantati e ballati al momento giusto, per sottolineare un intreccio o un momento cruciale.
E questo movimento continuo, tra agilità fisica e di snodata loquacità, regala un effetto di carica entusiasmante.

Caterina, la Bisbetica completamente Domata, è Carlotta Proietti: molto energetica e preparatissima come attrice, sicura sulla scena e molto nella parte. Canta, balla e recita benissimo: molto bello il pezzo cantato in tedesco di Lili Marleene.

Petruccio, il domatore vincente, è invece Mauro Santopietro, molto bravo anche lui, in una parte difficile e impegnativa, dove la baldanza e l’astuzia fanno parte integrante del personaggio.

Domare la Bisbetica è un fatto logico razionale che poi diventa una questione di cuore.

Un cuore che si scioglie lentamente, quello di Caterina, anche con le cattive maniere ma abilmente dosate, fino a scoppiare in un amore remissivo.

Quello che conta e che fa la sostanza di questa commedia, non è tanto il risultato, ma la strada che si percorre per arrivarci.

Da Petruccio a tutti gli altri pretendenti della sorella di Caterina, i giochi di astuzia rappresentano il percorso della commedia, fino all’epilogo.

Tipico del teatro elisabettiano, nella Bisbetica Domata c’è il “teatro nel teatro”: cioè una pièce dentro l’altra.

L’inizio di una vicenda si innesta in un’altra, come in un gioco di scatole. Così l’ubriacone delle prime battute diventerà spettatore di tutta la commedia dall’alto (il balcone), fino a tornare in scena per concludere il cerchio iniziale.

E’ tipico del teatro elisabettiano, come la bellissima struttura del Globe Theatre, immerso nel parco di Villa Borghese, perfettamente costruito senza il tetto, con i legni, i palchi, la scena, con le sue botole e il balcone sopraelevato.
Il Globe Theatre a Roma è l’unico teatro elisabettiano in Italia: è un esperimento riuscitissimo di Gigi Proietti, il quale ogni anno si meraviglia del successo di pubblico. Ho visto un pubblico vario, anche molto giovane, e persino giovanissimo, seduto persino a terra sui cuscini.

Globe Theatre Palco La Bisbetica Domata 2019 ph.Emanuela Dottorini
Globe Theatre Palco ph.Emanuela Dottorini

 

E in questa edizione della Bisbetica, ho trovato bellissimi anche i quindici minuti di intervallo.
Che poi, non si capiva bene se fosse un vero intervallo, perché era uno spettacolo fatto di improvvisazioni, arie e balletti. A proposito, fortissimo Antonio Sapio che cantava Amapola, con una voce da sogno.
Antonio Sapio, è Filippo nella commedia, in una parte simpatica, varia, travestita, cantata e ballata. Lui è un nome da tenere d’occhio e seguire, perché è giovanissimo ma ha enormi potenzialità.

Gli attori sono stati tutti così convincenti e preparati, anche nella velocità delle battute, nei toni e nelle smorfie o nelle moine volutamente caricate.

Forse la pièce poteva essere meno lunga: bastava fosse stata un po’ più compatta per averne potuto gustare ancora meglio il finale.

Quel finale che è il monologo di Caterina, completamente domata da Petruccio, recitato da Carlotta Proietti. Caterina è vinta, fisicamente e moralmente. Caterina non è domata, ma è una donna innamorata, che solo per questo si lascia domare.

Ora, il messaggio dell’Autore e il senso della trasposizione ad epoca fascista non passano inosservati.

Magari potremmo leggerci una metafora politica, ma quel che è sicuro è che nella commedia umana la donna si fa vincere solo per amore.

GLOBE THEATRE ROMA

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