L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E’ GIA’ TRA NOI

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Circular Repetition, Orkhan Mammadov Padiglione Azerbaigian Biennale di Venezia 2019
Circular Repetition, Orkhan Mammadov Padiglione Azerbaigian Biennale di Venezia 2019

L’Intelligenza Artificiale è già tra noi! I suoi meccanismi misteriosi sono già nelle maglie dell’arte e della cultura.

Siamo ormai in sinergia con i traguardi tecnologici.

Se a molti sembrava che il mondo dell’arte, con il suo primato dell’estro e della creatività umana, fosse il baluardo più duro da abbattere tra uomo e tecnologia, invece Lei, l’Intelligenza Artificiale, è già lì.

Chi ha paura dell’Intelligenza Artificiale?

La nuova generazione di artisti certamente no, non la teme; invece la studia, la corteggia e ci va a braccetto. Magari un domani la sfiderà.

Vi dimostro perchè.

Siamo a Roma, alla Galleria Triphè fino al 15 luglio 2019 con Filippo Nesci, un giovane artista italiano e con molte esperienze internazionali, residente a Londra, che si presenta in “Recollection1” (per la cura di Maria Laura Perilli). Qui troviamo una serie di opere basate sul concetto di decostruzione della perfezione.

Filippo Nesci Recollection 1 Galleria Triphè Roma
Filippo Nesci Recollection 1 Galleria Triphè Roma

Nesci mi ha dichiarato che la sua arte è partire dalla perfezione dell’immagine per poi ritornare all’imperfezione, come espressione d’arte.

Filippo Nesci conduce un gioco di costruzione e decostruzione, complice l’Intelligenza Artificiale e i meccanismi tecnologi. Dalla Learning machine, fino ai suoni, guidati da lui per costruire immagini di busti antropomorfi, Nesci utilizza la tecnologia per supportare la sua creatività. Con i frattali crea immagini multicolori e fluorescenti, come fossero un giardino incantato; con i click, sgrana e smonta la perfezione delle immagini computerizzate.

Inquietanti? Direi di no.

Filippo Nesci Recollection 1 Galleria Triphè Roma 3
Filippo Nesci Recollection 1 Galleria Triphè Roma 3

In queste opere c’è ancora il primato della creatività umana, perché è ancora l’uomo, l’artista, che utilizza la tecnologia, che la guida, e si ingegna a decostruire la perfezione, per consegnare la propria originalità.

Ci sono anche molti artisti che fanno arte interrogando le tecnologie attraverso lo strumento dei video, ottimi strumenti per raccontare le nuove sperimentazioni tecnoartistiche.

Il 27 giugno alla Fondazione Adolfo Pini, l’artista irlandese Doireann O’Malley per la prima volta in Italia, incontrerà il pubblico al termine della presentazione della prima parte della trilogia video Prototypes.

Interrogating utopian and trans semiotics through psychoanalysis and speculative technologies.jpg
Interrogating utopian and trans semiotics through psychoanalysis and speculative technologies.jpg

Doireann O’Malley (vincitore del Berlin Art Prize 2018) esamina il tema del gender e delle sue manifestazioni, sovrapponendo immagini su un piano fisico e mentale. L’analisi dei sogni è il metodo. L’artista indaga sulla complessità contemporanea utilizzando le ambiguità dell’intelligenza artificiale, che riescono a raccontare meglio  i confini sfumati e contraddittori della mente.

Al centro della poetica di O’Malley ci sono i sogni e le loro immagini e per questo il metodo è la psicoanalisi junghiana. La psicoanalisi e gli strumenti tecnologi diventano insieme i  nuovi strumenti per indagare le problematiche gender.

Il progetto artistico di Prototypes è composto da immagini in movimento, analogiche e digitali, 3D rendering, found footage e fotografie. O’Malley attinge a una pluralità di fonti scientifiche: a quelle fantascientifiche, transgender, biopolitiche e psicoanalitiche, compresa l’Intelligenza Artificiale e le sue contraddizioni.

Giovedì 27 giugno ore 19:00, alla Fondazione Pini Doireann O’Malley, presenterà quindi la prima parte della sua trilogia sperimentale Prototypes, insieme a Itamar Gov che è nel team curatoriale.

L’Intelligenza Artificiale si trova anche alla Biennale Di Venezia 2019.

Siamo nel Padiglione dell’Azerbaigian, che presenta “Virtual Reality“.

Ed e’ Realtà Virtuale con l’artista Orkhan Mammadov che presenta due esperimenti immersivi sul tema del confine labile tra spazio fisico e spazio digitale.

Sono due installazioni: “Circular Repetition” e “Muraqqa”.

In “Circular Repetition”, Orkhan Mammadov usa algoritmi di apprendimento automatico molto avanzati ed elabora un approccio originale agli ornamenti tradizionali, basandosi sull’Intelligenza Artificiale.

Invece, nell’installazione “Muraqqa”, Mammadov sostituisce una storia digitale lineare al tradizionale album di miniature, realizzando una riproduzione virtuale alternativa.

Biennale di Venezia Azerbaijan_pav_2019_┬®_ugo_carmeni
Biennale di Venezia Azerbaijan_pav_2019_┬®_ugo_carmeni

Orkhan Mammadov è nato a Ganja, in Azerbaigian nel 1990. Attualmente vive e lavora tra New York, Praga e Baku.

Ma c’è chi oltre i fasti dell’arte, mette in guardia dall’Intelligenza Artificiale e dal rischio di fare il passo più lungo della gamba, perdendo il controllo di uno strumento che non conosciamo ancora perfettamente.

James Barrat (1960) è scrittore, regista e produttore di documentari per National Geographic Channel, Discovery Channel, Pbs e Bbc. Ha scritto La nostra invenzione finale , un suo lavoro di ricerca ventennale.

James Barrat Intelligenza Artificiale libro Nutrimenti
James Barrat Intelligenza Artificiale libro Nutrimenti

Il sottotitolo dice “L’intelligenza Artificiale e la fine dell’età dell’uomo”: sarà così?

Per James Barrat questo sarà il rischio, se arriveremo a sistemi di Intelligenza Artificiale superiori a quella umana, e in grado di sopravvivere da soli. Alcuni infatti prevedono che entro il 2045 l’Intelligenza Artificiale supererà quella umana e che magari sarà una nuova età d’oro per l’uomo.

Tra i timori, le previsioni e gli entusiasmi smodati, Barrat suggerisce di perfezionare prima le nostre conoscenze.

Bisogna conoscere in modo approfondito la scienza, per essere in grado di gestire l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale, senza rischiare le analoghe conseguenze dell’Apprendista stregone che perde il controllo dei risultati dei suoi esperimenti.

Teniamo sotto controllo la tecnologia.

La paura della rivolta delle macchine non è nuova, ha sempre popolato la fantasia e la fantascienza. La paura di creare un mostro tecnologico che possa sopraffarci è un tema conosciuto, ma siamo nel nostro presente e dunque l’Intelligenza Artificiale fa paura adesso.

Chissà se un domani i nostri posteri non rideranno delle nostre paure!

Comunque vale la pena non sottovalutare la scienza, ne sottovalutare l’uomo.

Il mio suggerimento è di vivere appieno il presente, gustando i suoi traguardi e le sue novità; mantenendo la consapevolezza, senza lasciarci sfuggire di mano le nostre stesse vittorie.

L’Intelligenza Artificiale è già tra noi!

 

 

Dove puoi trovare l’Intelligenza Artificiale :

 

 

 

 

 

 

 

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