MA CHI ERA JACKSON POLLOCK? BIO E CURIOSITA’

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Jackson Pollock foto di Emanuela Dottorini da foto esposta alla mostra Pollock e la Scuola di New York
Jackson Pollock foto di Emanuela Dottorini da foto esposta alla mostra Pollock e la Scuola di New York

Ma chi era Jackson Pollock? Bio e curiosità.

Jackson Pollock era prima un artista, ma soprattutto, un artista americano: genio autentico e profondo innovatore della pittura.

Pollock nasce a Cody, Wiscounsin nel 1912 e muore a Long Island nel 1956.

Lui è Jack the Dripper!

Jackson Pollock Number 17 950 Fireworks 1950 in esposizione alla mostra in corso al Vittoriano POLLOCK E LA SCUOLA DI NEW YORK Ph Emanuela Dottorini
Jackson Pollock Number 17 950 Fireworks 1950 in esposizione alla mostra in corso al Vittoriano POLLOCK E LA SCUOLA DI NEW YORK

Per capirlo veramente bisogna leggere cosa hanno detto di lui.

Luca Beatrice, curatore della mostra in corso Pollock e La Scuola di New York lo definisce “il più importante e più popolare artista dell’Espressionismo Astratto americano”.

Per il critico Jame Johnson Sweeney  era “uno dei più promettenti, per la sua esuberanza, la sua indipendenza e la sua innata sensibilità”.

Clement Greenberg lo considerava un “equivalente del chiaroscuro che domina Melville, Hawthorne, Poe”.

Jackson Pollock è la superstar della pittura americana, al suo apice tra il 1948 e il 1950.

Lui incarna il tipico artista dall’infanzia difficile e dalla vita sregolata: insofferente, irascibile, ribelle e ingestibile, che ha problemi con l’alcol, ed è un groviglio di pulsioni, interrotte soltanto da una morte prematura e violenta.

Gli elementi del mito ci sono tutti.

Pollock e’ il mito che fa fare quello slancio in avanti nella storia dell’arte.

Jackson Pollock Untitled c. 1950 in esposizione alla mostra in corso al Vittoriano POLLOCK E LA SCUOLA DI NEW YORK ph. Emanuela Dottorini
Jackson Pollock Untitled c. 1950 in esposizione alla mostra in corso al Vittoriano POLLOCK E LA SCUOLA DI NEW YORK ph. Emanuela Dottorini

Ed ecco come si forma un grande artista.

Impara i fondamenti da un pittore realista come Thomas Hart Benton,  ammira i surrealisti e Picasso, soprattutto per “l’accidente controllato” e l’imprevedibilità nell’esito delle opere. Da subito sa che vuole fare l’artista abbonandosi a riviste e scrivendo al padre: “essere artista è la vita stessa.”

Quando incontra David Alfaro Siqueiros si avvicina alla pittura popolare messicana dei murales; ma fondamentale è l’ispirazione dalla sand painting  (pittura di sabbia) degli indigeni d’America (I Navajo) che tracciavano immagini rituali sul terreno con la sabbia.

Pollock scrive al padre: ” E quando dico artista, non lo dico in senso stretto: penso all’uomo che costruisce le cose, che crea, che lavora la terra, le pianure dell’Ovest come le miniere di ferro della Pennsylvania.”

L’arte indigena sarà fondamentale per il suo abbandono della pittura da cavalletto e la composizione all over. Una pittura a tutto campo, senza inizio né fine e senza direzioni, che Pollock crea danzando intorno alla tela con la ritualità che ha visto dagli indigeni. La sabbia è uno dei suoi colori portanti, ma la sua tecnica è azione pura: siamo all’action painting!

Gli impulsi liberati diventano arte: l’atto stesso è arte. Il colore schizza, sgocciola dall’alto verso il basso sul pavimento dove sta la tela, nuda e cruda senza preparazione, oppure appesa al muro. L’artista attacca la tela da ogni parte con un gesto aggressivo che è proprio quello arte: l’esito non è più controllato e diventa quasi una sorpresa per l’artista stesso.

Video nella mostra Pollock e la Scuola di New York, in corso a Roma al Complesso del Vittoriano

Il critico americano Harold Rosenberg conia nel 1952 l’espressione action painting (pittura d’azione).

E’ merito di Peggy Guggenheim, una miliardaria americana e mecenate amante dell’arte, che intuisce la genialità di Pollock quando gli organizza una mostra nel 1943, nella sua galleria newyorkese, che così lo consacra.

La liberazione dell’inconscio, come lezione della psicoanalisi, si traduce nell’innovazione di un modo assurdo di dipingere e cosi’ Jackson Pollock diventerà Jack the Dripper, non meno cupo di Jack the Ripper.

In un’intervista nel 1956, disse: “la pittura è uno stato dell’essere…la pittura è scoperta di sé…ogni buon artista dipinge ciò che è”.

Tutte le info sugli orari e i biglietti, qui.

Jackson Pollock Number 27 (ph Emanuela Dottorini dalla mostra al Vittoriano POLLOCK E LA SCUOLA DI NEW YORK)
Jackson Pollock Number 27, 1950 – 1950

Perchè: Pollock è un grande innovatore

Perchè: per capire l’arte contemporanea

 

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