BOOK IN PROGRESS 2: “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” capitoli #4 e #5

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l'uomo che scambiò sua moglie per un cappello

Proseguiamo con la lettura del Book in progress 2: “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello“, il saggio romanzo sui casi clinici del Prof. Oliver Sacks.

Ai capitoli 4 e 5 incontriamo due casi straordinari e affascinanti.

Nel primo, un giovane paziente di un ospedale si risveglia da un sonnellino e succede il finimondo: sbraita, fa un sacco di storie, si agita.

book in progress 2 capitoli 4 e 5

 

 

Il giovane paziente stava seduto vicino al letto d’ospedale ed era in preda a uno sgomento così incomprensibile che il prof. Sacks si era accovacciato accanto a lui, per rassicurarlo e cercare di capire cosa gli fosse accaduto.

Qualcosa era diventato “pigro”, anzi, era diventato una cosa sconosciuta: roba da perdere la testa! Questa cosa diventata oramai estranea e fredda, doveva rappresentare uno scherzo, magari fuori luogo, ma uno scherzo. E invece no, non lo era!

La connessione dei fatti rappresentata e la reazione del giovane paziente potevano pur essere comprensibili, ma non era questa la realtà.

E allora lui cosa aveva gettato fuori dal letto? E, soprattutto, che roba era quella cosa che gli rimaneva attaccata? Lui l’afferrava, la strappava, ma niente! Restava lì.

Il dott. Sacks cercava ovviamente di calmarlo e di chiedergli spiegazioni, ma per il paziente era successo qualcosa di veramente assurdo; una roba dell’altro mondo. Gli aveva dato anche un nome a quella cosa lì, ma il fatto è che non ritrovava più quella vera.

Alla fine il Prof. Sacks riusciva a ricostruire le cause cliniche e le conseguenze assurde di quello che accadeva ogni notte al paziente. Era un caso di perdita totale di un aspetto neurologico importante, uno di quelli che diamo sempre per scontati nella normalità, e che valorizziamo solo quando li perdiamo.

E siamo ora  al capitolo 5, dal titolo “Mani”. Devo dirvi che è il capitolo che mi ha più affascinato, forse perché è un riscatto quasi totale del paziente, e poi riguarda l’arte come mezzo di riscossa umana e personale.

La paziente qui era Madeleine, una donna di mezza età, custodita e protetta in modo assoluto per una serie di menomazioni sofferte fin dalla nascita.

Nonostante tutto era una donna colta, che parlava con eloquenza, ma le sue mani, mancavano delle sensazioni elementari.

E’ affascinante, in questo capitolo, il percorso di analisi e di riabilitazione che compie il prof. Sacks. Le ragioni umane analizzate e il superamento delle barriere hanno un che di tenero, di umano e di commovente.

Madeleine è una figura bellissima: menomata e intelligentissima, raccoglie le sfide che le propone il dott. Sacks per curarla e riabilitarle le mani, attraverso un percorso induttivo e congetturale, direi geniale.

E’ un caso di riscatto attraverso il bello, attraverso il potenziamento amorevole e strenuo di quello che il cervello regala di più funzionante; ma c’entra anche il cuore, e il talento personale. Per questo è emozionante: è un caso di speranza e di successo dell’apprendimento tardivo, che può sempre sorprendere rivelando talenti nascosti.

Nel post scriptum  Sacks dice che non si trattava di un caso isolato; come quello di Madeleine, ce ne erano di analoghi e ce ne saranno di altri provocati da patologie frequenti.

La conclusione è importantissima: l’uso è fondamentale.

E sull’uso delle mani, sull’espressione creativa in tutte le sue forme, saranno rivolte molte delle mie ricerche e dei progetti per questo blog; essendo io fermamente convinta che ognuno di noi possa e debba esprimere se stesso attraverso il bello e il buono.

 

 

 

 

 

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