BOOK IN PROGRESS 2: “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” capitoli #6 e #7

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l'uomo che scambiò sua moglie per un cappello

Siamo arrivati ai capitoli #6 e #7 del Book in progress 2, il saggio di Oliver Sacks “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello“.

Al capitolo #6 parliamo di FANTASMI!

Fantasmi spettrali e irreali che il neurologo americano Weir Mitchell chiama “spettri sensoriali”. Le brevi storie che Sacks racconta su questo argomento sono delle vere “curiosità ciniche”.

Ne IL DITO FANTASMA un indice reciso crea una sensazione irreprimibile, che poi scompare.

Ne GLI ARTI FANTASMA CHE SCOMPAIONO si scopre che i fantasmi hanno un valore enorme e che la loro scomparsa può essere disastrosa. Vanno persino “svegliati” e rianimati. Ma perche? Lo scoprirete leggendo.

Nei FANTASMI POSIZIONALI i continui inciampi di Charles sono illusori, perchè in realtà gli manca un senso specifico, necessario per non vacillare e per non avere illusioni propriocettive.

Ne I FANTASMI:VIVI O MORTI le incertezze della letteratura, quando parla di fantasmi, diventano invece cose chiare tra i pazienti neurologici che ne sanno descrivere i particolari. C’è questo o quest’altro che mi dà questa o quest’altra sensazione.

Allora che cosa è davvero importante?

Siamo al capitolo #7 intitolato COME UN FUSO.

Il signor MacGregor sembra una Torre di Pisa!

E non si sente mica bene, anche se ha oltre novant’anni e ne dimostra 20 di meno.

Quello che ha lo sente ma non lo vede. La consapevolezza che gli manca è quella che oggi si chiama “propriocezione”. Un concetto definito recentemente solo nel Novecento.

Il termine deriva dal latino proprius (proprio) e riguarda la consapevolezza di essere proprietario di qualcosa; cioè rendersi conto di possedere.

Il paziente, signor MacGregor, appare sgomento e curiosamente divertito quando si rende conto del funzionamento di questo importante meccanismo. Esiste, infatti, come un regolatore supremo, una specie di autorità superiore, che però non funziona bene nella patologia di cui soffre MacGregor: e gli basta uno specchio per rendersene conto!

Come si può correggere? Ecco che, con l’aiuto dello stesso paziente, si elabora uno strumento correttivo molto bizzarro, ma anche molto semplice, che sfrutta lo strumento tipico dei falegnami e che Totò ha immortalato con il titolo di una bellissima poesia: la livella!

Una livella! Ma come può utilizzarla MacGregor per correggere un patologia neurologica? L’idea è chiara, il meccanismo è più complesso, ma efficacissimo. Il sistema fa furore!

State proseguendo la lettura insieme a me?

Vi do appuntamento tra qualche giorno ai prossimi due capitoli di “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello“!

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