SUNDARA: UNA RACCOLTA POETICA DI MAURO DE CANDIA

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Mauro De Candia autore di Sundara

Si chiama Sundara la raccolta poetica di Mauro De Candia per Ensemble editore. Un ricco caleidoscopio di parole e aggettivi ispirato all’intimo dell’autore, ma molto anche alla contemporaneità. Almeno se pensiamo che la pandemia è il titolo di una delle sue poesie.

Sono microstorie-surreali in versi liberi come ambasciatori metafisici per le riflessioni più varie: così le definisce l’autore.

 

Sundara raccolta poetica di Mauro De Candia

Di questa raccolta a me ha colpito l’innesto e l’accostamento di parole e di aggettivi nello snodo dei versi, così caleidoscopico e sorprendente, da rendere Sundara una silloge poetica sostanzialmente visionaria.

Bellezza oleosa, vita puntiforme, scarabocchi impagliati, geometrie liquide, geometrista d’amore, millennio avvizzito, glassa consapevole, sempiterno macramè

sono alcune delle tante sottolineature che ho fatto a quelle espressioni che mi sono sembrate sorprendenti e ricche di significato.

Nella prefazione al libro, Sabatina Napolitano parla di una lingua frammentata e anticonformista e di una insostituibile sintesi delle contraddizioni, che sembrano sciogliersi dentro al testo poetico, trascinato dall’ispirazione profonda.

E poi anche la contemporaneità va considerata parte sostanziale di Sundara quando l’utore cita, poeti, scrittori e città, eventi e come detto, persino la pandemia.

Ma alla fine ho sentito l’esigenza di porre delle domande dirette all’autore Mauro De Candia, soprattutto dopo aver letto la postfazione al libro, perchè ritengo che alcuni aspetti della sua poesia possano sfuggire.

 

 

 

INTERVISTA ALL’AUTORE MAURO DE CANDIA

Il titolo Sundara che significato e quale senso ha?

Sundara è una parola sanscrita che indica bellezza, fascino. Il
senso, nel testo, è riferito alla sensazione (e all’attrazione) che
si prova nella liberazione da influenze e contaminazioni per giungere
alla pienezza di una propria, unica e personale identità.

Qual è la chiave di lettura dell’intera raccolta?

Tutti, in qualche modo, ci sentiamo privi di qualcosa. A qualcuno
manca un habitat ideale, ad altri una persona con cui condividere la
vita. Altri ancora desiderano viaggiare (ancor più in questi mesi di
pandemia), o raggiungere uno status particolare, o semplicemente
riuscire ad essere maggiormente se stessi.

Nel libro troviamo numerose situazioni di questo tipo, trasfigurate in
contesti che vanno dall’urbano al favolistico, tutti con una buona
dose di surrealismo. C’è Rahel, che vuole diventare genitrice/scrittrice sfruttando le
proprietà magiche della mandragola; c’è il cliente derubato del
portafogli dalla simbolica fauna ornitologica di un mercatino; abbiamo
i defunti privati delle loro convinzioni post-mortem in
“Profondità” (laddove si ritroveranno in un aldilà completamente
diverso da quello in cui avevano creduto per tutta la vita); oppure
l’uomo-limone che vive lacerato nella sua condizione di ibrido; abbiamo “Nadezhda”, dedicata a tutte quelle donne che hanno avuto
un’esistenza comune e non verranno ricordate (anche loro private di
quell’immortalità letteraria che invece è toccata a molte
protagoniste femminili di racconti, romanzi e poesie).
E molte altre storie: perché di fatto, tra i miei versi, vi sono
sempre delle storie da raccontare.

La contemporaneità e la visionarietà entrano insieme nelle sue
poesie: possiamo parlare di due anime della stessa ispirazione?

Probabilmente il mio stile è il segno di quello che manca a me, di
ciò che vorrei (per restare nel tema delle aspirazioni, delle
tensioni): una contemporaneità dove la realtà possa proporre un
numero illimitato di cose, di oggetti, di animali, di piante, di idee.
Non a caso in una lirica faccio cenno alla “volpe-gabbiano” e alla
“talpa-sirena”, che di fatto indicano quanto ci stiamo perdendo di
tutte le combinazioni possibili della realtà.
Per questo parlo di una realtà che esiste in una dimensione onirica,
che parte da pezzi della nostra realtà ma si arricchisce di nuovi
elementi e nuove combinazioni. In questo devo molto a certi poeti
russi (Zabolotskij, Brodskij, Majakovskij) e polacchi (Milosz,
Szymborska, Herbert) che avevano una penna densa come una rete a
strascico pronta a restituire la realtà ogni volta in maniera
inedita.

Il suo lessico è disinvolto e snodato, attributi e aggettivazioni si
abbinano in modo sorprendente: ci parli di questa sua ispirazione e
capacità di gestire le parole.

Come detto, l’assenza di camere a tenuta stagna che dividano parole,
oggetti, animali, piante, epoche storiche, luoghi geografici e altro,
rende possibili infinite combinazioni: istintivamente queste
combinazioni possono arrivare per assonanze a livello sonoro, per
affinità a livello corporeo, o semplicemente perché le si immagina
così. E le si tiene insieme con una storia.
Credo che per riuscire a fare questo si debba mantenere un minimo di
istinto infantile nella ricerca delle cose, dal momento che
l’accettazione dell’illusione (e del piacere che essa provoca, in una
finzione che però ha una funzione) è fondamentale per giungere a
determinate descrizioni e narrazioni.
Sono una persona con la testa sulle spalle, ma quando si tratta di
scrivere ho la necessità di non avere vincoli, e di dimenticare tutto
ciò che è il rigido e limitato linguaggio della nostra realtà.

La scrittura dovrebbe essere uno dei momenti più autentici di libertà.

 

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