Flavio Favelli | PALMI RA, Fatto come piace a noi italiani. Un’opera al Mercato Civico di Iglesias

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Flavio Favelli

PALMI
RA

Fatto come piace a noi
italiani
Immagine:
Flavio Favelli, Palmira – Fatto come piace a noi italiani (2015)
acrilico su muro, 2,20 x 24 mt.
opera permanente realizzata sulla facciata del Mercato Civico di Iglesias (lato di via Oristano)
Photo credits: Roberto Casti

Era dal 1950 che un artista di
fama non realizzava un’opera nella città di Iglesias. All’epoca, Aligi Sassu,
(milanese di nascita ma di origini sarde), dipingeva un murales sul tema della
miniera (in passato Iglesias è stata uno dei maggiori centri a livello europeo
per l’estrazione dei minerali). Un lavoro importante ma in netto ritardo sulle
vicende che in quegli anni si riconoscevano nell’Arte Informale.
Oggi è la volta di Flavio
Favelli
(Firenze, 1967), che da diverso tempo porta avanti una ricerca
perfettamente inserita nei linguaggi più attuali dell’arte contemporanea.

Invitato come visiting
professor
a tenere un workshop alla Scuola Civica d’Arte
Contemporanea
, Favelli ha pensato di realizzare, insieme agli studenti
del Summer Program, un’opera permanente su un muro pubblico della
città. L’artista ha scelto la grande parete esterna del Mercato Civico
di Iglesias
(edificio realizzato diversi anni fa da Ettore Sottsass),
sul lato di via Oristano, incontrando il favore e i desideri del Consorzio che
gestisce la struttura, interessato al progetto e speranzoso di riuscire a
riqualificare, attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea, un luogo che
soffre nonsolo la spietata concorrenza di altri centri commerciali ma anche
l’inarrestabile degrado urbano.

Flavio Favelli è quindi partito
dal “luogo” scegliendo il tema iconografico del logo del tonno Palmera – fino a
poco tempo fa prodotto proprio in Sardegna –, riproducendone sul muro
l’etichetta ridotta ai soli elementi essenziali: il logo e lo “slogan”, la
bizzarra ed estrosa frase: “Fatto come piace a noi italiani” (che ancora
campeggia sulle confezioni in vendita nei supermercati).

Dopo una giornata di studio e di
discussione, l’opera si è così “concretizzata” nell’idea di una lunghissima
striscia di pittura acrilica di colore rosso vivo alta 2 metri e 20 cm. e lunga
24 metri, progettata e dipinta in tempi da record (3 giorni) dall’artista e dai
15 volontari che lo hanno aiutato. Sono i ragazzi della Scuola Civica d’Arte
Contemporanea di Iglesias, coordinati dal collettivo
Giuseppefraugallery. Un gruppo di persone motivate di tutte le
età (alcune di Iglesias, altre provenienti da diverse località dell’isola).
Studenti dell’accademia di belle arti, disoccupati, casalinghe, artigiani. Tutti
animati da una grande passione per l’arte e dal desiderio di contribuire alla
realizzazione di un’opera per la comunità.
In Palmira – Fatto
come piace a noi italiani
(2015) Flavio Favelli ha trasformato il
marchio “Palmera” in “Palmira”, una parola che ci conduce al flusso di
coscienza
di immagini, visioni e ricordi personali dell’artista. Emerge il
riferimento alla città siriana di Palmira, della quale gli occidentali scoprono
ora l’esistenza perché minacciata dai terroristi del presunto Stato Islamico.
D’altra parte, un senso di drammatica incertezza, evocato dallo slittamento di
una sillaba che genera così una nuova parola (e tutt’altro senso), è mitigato
dell’ironica dichiarazione, poco a lato, che il prodotto è “Fatto come piace a
noi italiani”.
Lo spettatore si trova quindi di
fronte ad un cambio di prospettiva, ad una sovrapposizione di piani di realtà,
ad un rovesciamento dal tragico al banale per mezzo di un frase che assomiglia
quasi ad un motto di spirito. I tempi però sono drammatici e chi guarda (sia che
guardi la realtà, una réclame televisiva, o anche solo la scritta sulla
confezione di un’innocua scatoletta di tonno) vede simultaneamente diversi
significati. Un’avvincente, colorata, fittizia ma rassicurante idea di
quotidiano e il suo diabolico cortocircuito.
L’opera di Favelli è stata accolta
con favore ed entusiasmo dal consorzio degli operatori del Mercato Civico,
attivando, con l’Amministrazione Comunale e la Scuola Civica d’Arte
Contemporanea un processo che dovrebbe portare, già dal prossimo
appuntamento/workshop, a ripensare tutto l’edificio come contenitore di opere
site specific realizzate dai maggiori artisti internazionali.

Flavio
Favelli
è nato a Firenze nel 1967. Vive e lavora a Savigno-Valsamoggia
(Bologna).
Con una formazione letteraria e filosofica significativa, in un
percorso estetico che sembra recuperare suggestioni dall’arte concettuale e di
comportamento, la sua ricerca si è andata costituendo come indagine sui flussi
di esistenza, come memoria soggettiva condensata in oggetti e spazi. Ha esposto
in importanti spazi e musei d’arte contemporanea in Italia e all’estero, tra cui
Maison Particulière (Bruxelles), MAXXI (Roma), Castello di Rivoli (Torino),
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino), GAMEC (Bergamo), MAMbo (Bologna),
MACRO (Roma), Peggy Guggenheim Collection (Venezia), Centro Arti Visive
Pescheria (Pesaro), Museo Marino Marini (Firenze), Museo del 900 (Milano),
centro Arte Luigi Pecci (Prato), Palazzo delle Papesse (Siena), Fondazione
Arnaldo Pomodoro (Milano), Anita Zabludowicz Collection (Londra), MOCA
(Chicago), ICC (New York e Los Angeles). Ha partecipato a due Biennali
Internazionali d’Arte di Venezia: la 50°edizione in “Clandestini”, a cura di
Francesco Bonami, la 55° edizione in “Vice Versa”, Padiglione Italia a cura di
Bartolomeo Pietromarchi e alla Biennale dell’Avana nel 2012. Nel 2014 ha svolto
una residenza d’artista all’Ambasciata d’Italia a Istanbul, invitato
dall’associazione AlbumArte di Roma realizzando una mostra personale presso la
Galata Rum Okulu, mentre nel 2015 ha trascorso 3 mesi di residenza-studio presso
la NARS Foundation di New York.
La Scuola Civica d’Arte
Contemporanea di Iglesias
è un’opera d’arte pubblica e sociale del
collettivo Giuseppefraugallery (Eleonora Di Marino, Pino Giampà, Roberto Casti,
Riccardo Oi, Davide Porcedda), realizzata con la collaborazione del Comune di
Iglesias. La sua mission è di informare, formare e aggiornare la
comunità sui linguaggi, i codici espressivi, le opere, gli artisti e le
dinamiche dell’arte contemporanea.
Completamente gratuita, non riceve
finanziamenti pubblici e si occupa di ricerca e formazione attraverso una serie
di corsi trimestrali articolati su tre livelli, con docenti e relatori di
primissimo piano nel panorama dell’arte contemporanea regionale, nazionale ed
internazionale, organizzando, a cadenza mensile, incontri con la comunità,
elaborando progetti d’arte pubblica e sociale, e contribuendo a disegnare il
futuro del territorio più povero d’Italia ospitando in residenza alcuni tra i
più importanti artisti contemporanei.


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Ciao, sono Emanuela, donna, moglie, madre e blogger con studi classici e formazione giuridica, eclettica per natura e per destino, “nerd” quanto basta.

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