LA RIVOLTA DELLE PAROLE CHIAVE (breve racconto fantablog di Emanuela Dottorini)

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LA RIVOLTA DELLE PAROLE CHIAVE
LA RIVOLTA DELLE PAROLE CHIAVE

Caspita che bel lavoro!

Il piano editoriale era completo; non c’era un giorno in cui non fosse scritto l’evento, la conferenza stampa o la proiezione in anteprima. Magari qualche inaugurazione era anche sfuggita ma..che importava!

Bene, allora si poteva iniziare subito a lavorare sulle parole chiave!

Povere parole chiave, erano considerate senza nessuna dignità, se non quella di servire. Erano parole-serve dei blogger, dei marketers; piccole, semplici parole da sfruttare e poi magari da dimenticare per un bel po’ di tempo.

Erano diventate parole senza dignità…

Ma tanto loro mica lo sanno; loro sono già codificate; le scriviamo nelle barre di ricerca e…plumpete, ne vediamo subito la quotazione: quanto valgono, quanta concorrenza hanno, e, se tutti i parametri corrispondono, sono nostre, da spremere come limoni!

Quel giorno però le cose andarono diversamente.

Lui le aveva individuate, studiate e scelte ma….dopo il click, niente, la barra di ricerca restituiva tutt’altro.

Arte, ad esempio, restituiva l’espressione a te!

Che significa? Io voglio parlare di arte. Ho già una mostra bell’e pronta: materiale stampa, fotografie, persino un breve video venuto niente male.

Allora fammi provare con un’altra parola, la scelgo più generica: cultura. Veniva fuori, cura!

Ma insomma… così saltavano tutti gli algoritmi.

Telefonate, email, web agency, consulenti: nessuno sapeva dare una spiegazione. Pareva che l’interazione con il pc non funzionasse più, come se la macchina avesse interrotto la comunicazione con l’uomo.

Era una rivoluzione tecnologica dal basso.

Questo succedeva solo con la ricerca delle parole chiave, mica con i numeri.

Povere parole, loro che erano state usate, sfruttate, quasi abusate, si stavano ribellando. Loro volevano il loro posto, la loro dignità e il loro blasone. Volevano stare solo nei libri, nei dizionari; non tolleravano più nemmeno gli ebook.

Un bel guaio per tutti!

Si interpellavano anche i migliori linguisti, se conoscessero un modo più corretto di cercare i significati, ma neppure loro riuscivano più a trovare delle parole corrette dalle barre di ricerca. Dicevano, anzi, che si doveva momentaneamente tornare alla carta: agli appunti, alla posta raccomandata, ai libri e alle biblioteche.

Sarebbe stato un regresso totale.

Impensabile tornare indietro, eppure la rivolta delle parole chiave era inestinguibile. Quelle parole ostinate restituivano codici capricciosi, a volte inutilizzabili, e persino ridicoli.

Tutte, tranne una, che restituiva sempre il suo significato: amore.

Da qui si doveva ricominciare: amore era l’unica via praticabile per tornare a fare pace con il web.

Altrimenti si sarebbe dovuta smontare l’intera società e sarebbe stato un rapido regresso di decenni che oggi valgono secoli.

Amore perciò era l’unica soluzione per salvare tutto:  il presente, il futuro e il passato.

L’amore era l’unica parola chiave che non si era ribellata e che non aveva tradito il suo algoritmo.

 

 

 

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